Al di là della Terra – Racconto (2^ parte)

Ora il giovane si sentiva solo, s’era quasi affezionato a quelle persone non solo perché lo avevano salvato, ma perché erano stati i primi che aveva visto da quando era arrivato in questa strana realtà.

Ma fortunatamente all’apertura della porta il senso di solitudine si alleviò quando vide altri come lui. Indossavano la sua stessa uniforme che supponeva essere la divisa dei novellini.

Si vedeva che erano come lui anche dalle loro facce spaurite, come del resto doveva essere la sua.
Saranno state una ventina di persone che lentamente prendevano posto a sedere, mentre un uomo era posizionato in fondo alla stanza dietro ad una grossa scrivania.

Quando tutti i novellini presero posto, l’uomo solitario si alzò.


“Bene signore e signori, vi do il benvenuto sul pianeta Kuriunin o Terra 2, come preferite. So che siete incuriositi e soprattutto spaventati ma sono qui per rassicurarvi e per darvi delle informazioni fondamentali. Successivamente se volete poterete approfondire le informazioni che sto per darvi, anche tramite appositi apparecchi che consentono di apprendere grandi quantità d’informazioni in pochi minuti. So che molti di voi non accetteranno per paura, motivi culturali o per altro, ma non preoccupatevi, siete liberi di rifiutare questa metodologia. Se volete potrete successivamente seguire altre lezioni più approfondite od informarvi in modo autonomo”. Poi l’uomo si spostò di lato per lasciare campo libero allo schermo alle sue spalle.

“So che quello che sto per dirvi sarà scioccante per molti ed altrettanti non crederanno alle mie parole, ma purtroppo per voi quello che vi dirò è tutto vero.
Voi signori miei non state sognando. Voi siete morti”.

“Ma non preoccupatevene troppo!” riprese dopo che il brusio si calmò.
“In realtà questa è una seconda vita, ma toglietevi dalla mente il paradiso o l’inferno. Qui non c’è niente di tutto questo.
Qui siamo su un altro pianeta, certamente simile alla terra, ma diverso sotto alcuni fondamentali aspetti. La società e la tecnologia sono sostanzialmente diversi. Certamente migliori. Tuttavia abbiamo dei problemi, ma non dipendenti da noi.
Ma andiamo con ordine”. Riprese tra lo sbigottimento generale, mentre intanto immagini e filmati del nuovo pianeta scorrevano davanti ai novellini.

Erano immagini piacevoli ed affascinanti ma che avrebbero lasciato il posto ad altre meno tranquillizzanti.

“Tutti noi siamo arrivati qui tramite l’Envort, ovvero quel tunnel di energia che poche ore fa vi ha portato su questo pianeta. Non conosciamo chi abbia creato quella tecnologia ne il suo scopo ma sappiamo che dopo la nostra morte sulla terra lo spirito, viene ‘risucchiato’ da questo vortice energetico e viene trasferito su questo pianeta. Tutto ciò è possibile poiché il nostro corpo rimane sulla terra mentre viaggia soltanto la parte immateriale di noi. Il corpo fisico poi, viene ricreato nella parte terminale dell’Envort. Immagino ricordiate il lampo di luce prima di toccare terra”.

L’immagine che seguiva lo riproduceva alla perfezione.

“Su Kuriunin è possibile una nuova vita, molto simile alla precedente anzi migliore, almeno fino a poco tempo fa.
Questa civiltà è molto più pacifica di quella della Terra ed enormemente più sviluppata. Culturalmente, tecnologicamente e socialmente è molto più avanti alla Terra. Non troverete crimini, corruzione ed ingiustizie, o quantomeno in rari casi. Ognuno sarà responsabile anche per le azioni compiute nella vita precedente. Abbiamo già analizzato i vostri precedenti comportamenti e sembra che tra voi, fortunatamente, non ci sia nessun criminale.
Nel caso contrario sareste stati sottoposti ad un’efficiente sistema di recupero.
Questo grado di civiltà non sarebbe stato possibile se non grazie agli Wimol. Gli Wimol sono una razza aliena presente su questo pianeta già da diversi millenni, tuttavia non sono loro i creatori degli Envort. Grazie alla coesistenza delle due razze si è creata questa società che potremmo dire perfetta o quantomeno meglio di quanto avremmo potuto noi uomini creare con le nostre sole forze. Noi consideriamo gli Wimol i nostri tutori e protettori, ma questo non vuol dire che ci schiavizzino o prevalgano sulla razza umana. Il nostro rapporto è di profondo rispetto e cooperazione reciproca. Avrete poi modo di comprendere quello che vi sto dicendo”.

Fattosi più serio l’uomo proseguì, mentre a video apparivano le immagini della distruzione che i nuovi arrivati avevano appena visto poco prima di essere portati al sicuro.

“Purtroppo come avete potuto notare abbiamo un grosso problema. Da pochi mesi siamo stato attaccati da una razza aliena di nome Ghnouk. Purtroppo non eravamo sufficientemente pronti ad un attacco di queste proporzioni. Inoltre i Ghnouk sono una vera e propria razza da guerra che inoltre soggioga altre razze che utilizza nel proprio esercito, rendendo i loro attacchi e strategie molto differenziati, quindi ancora più difficili da contrastare. Purtroppo una delle nostre più grandi colonie esterne è stata già sterminata. Tre miliardi di esseri umani hanno subito un triste destino. Tuttavia il loro sacrificio non è stato vano, dandoci tempo di creare nuove armi per contrastare il nemico. Tuttavia non riusciamo a tener testa ai Ghnouk ed al suo variegato esercito”.

Lo shock della notizia e le immagini che rafforzavano le parole dell’uomo, crearono un enorme senso di vuoto nelle persone che venivano ora a conoscenza di questa nuova realtà.

“A molti di voi sarà chiesto, nella piena libertà di scelta, di far parte del nostro esercito.
Sappiamo che questo non è quello che vi sareste aspettati dopo la morte sulla Terra, ma siamo qui per combattere per il bene comune”.

“Bene” concluse “Io ho terminato.

Capisco il vostro sbigottimento, ma non è sicuro soffermarsi troppo, visto che potremmo essere attaccati da un momento all’altro”.

Indicando poi il fondo alla stanza continuò “Quegli uomini là in fondo vi condurranno ora ai vostri alloggi provvisori. Riceverete dei vestiti più confortevoli e per chi vorrà, caldamente consigliato, ulteriori informazioni sulla situazione passata e presente. Grazie signori e buona fortuna”.

L’uomo poi ricontrollò i suoi appunti e resettò il video, come se dovesse ripetere ancora il messaggio, difatti poco dopo entrò un ragazzo in divisa che gli disse a bassa voce che i nuovi arrivati erano pronti fuori dalla stanza.
Tutto era così tremendamente organizzato, pensò Joy. C’era nell’aria una tremenda agitazione e preoccupazione, e non solo nelle facce dei novellini.
Erano già pronti per ripetere la spiegazione ad altri nuovi arrivati? Si chiese il ragazzo. Quanta gente arrivava su quel pianeta?
Ma del resto, gli venne in mente, la gente sulla terra moriva in continuazione. Quella che sulla terra poteva essere una triste verità, qui al contrario poteva essere un conforto. Quella gente infatti sarebbe andata a popolare questo nuovo esercito (in piena libertà. Naturalmente!) e forse più gente moriva di là, più c’era la possibilità che si sarebbe salvato questo pianeta.
Ma questi pensieri lo portavano a vacillare nella sua mente. Era chiedere troppo al suo scosso intelletto.
Era meglio non pensarci ora.

Seguì i suoi nuovi compagni di sventura fuori dalla stanza dove effettivamente vide altri nuovi arrivati che ora osservava senza invidiarli di quello che da lì a poco avrebbero saputo.
Fu accompagnato con gli altri in un altro edificio poco distante. “Settore 4F” lesse Joy all’entrata del palazzo.
Presero a turni degli ascensori, che al contrario di quanto si aspettasse Joy, scendevano nel sottosuolo. Quindi furono accompagnati ai loro alloggi. Ad uno ad uno furono chiamati per nome e fatti accomodare nella propria stanza.

“Joy Hanson” lo chiamò la guida, rimanendo stupito del fatto che conoscesse il suo nome e cognome.
“Tu sei alla stanza 37” Inserì la chiave nella serratura, aprì la porta, poi porse le chiavi a Joy “Ecco queste sono tue. Dentro troverai tutto quello di cui hai bisogno.
Purtroppo vi sono capitati gli alloggi sotterranei, quindi non avrete una finestra, ma visto lo spettacolo che si riesce a vedere di sopra forse è meglio così.”

“Ah” riprese “Tra circa un’ora verrete chiamati singolarmente per decidere sul da farsi”.

“Arrivederci”.

“Arrivederci” rispose distrattamente Joy mente dava un’occhiata alla sua stanza. Poi si girò di scatto per chiedergli delle informazioni, ma il tizio aveva già chiuso la porta e già sentiva dire il nome del novellino successivo.

Tornò allora a scrutare le sua casa temporanea. Circa venti metri quadrati con del mobilio piuttosto sterile, ma quantomeno avevano avuto la buona idea di appendere un paio di quadri con dei campi fioriti, così da rendere meno grigio quell’appartamento.
Non era molto, ma era meglio di niente.
“Chissà se sono immagini ispirate alla Terra o a questo nuovo pianeta?” pensò.
Poi si mandò al diavolo da solo per le stronzate a cui si metteva a pensare.

Riprese a curiosare aprendo l’armadio e vide che era pieno di ogni ben di Dio vestiario.
Tirò fuori una maglia ed un pantalone di suo gradimento e li poggiò sul letto.
Poi, un po’ affamato, lasciò perdere l’abbigliamento per dedicarsi a qualcosa da mettere sotto i denti.
Aprì il frigo, anche questo ben fornito.
Prese una bibita ed un paio di panini.
Quella breve curiosità di ambientazione fu presto interrotta da urla e pianti che sentiva provenire dal corridoio.
Nelle altre stanze probabilmente qualcuno non aveva ben accettato questa nuova vita e non era certo difficile da comprendere.

Le urla erano strazianti e in quella grigia stanza risuonavano ancora più tetre e solitarie.
Joy decise allora di farsi una doccia, soprattutto per coprire col rumore dell’acqua quella tristezza.

Ed anche lui pianse insieme all’acqua, in silenzio.

Uscì diversi minuti più tardi, finché le dita si fecero grinze.

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