Al di là della Terra – Racconto (3^ parte)

 

La doccia insieme al pianto servirono a portar via un po’ di tensione accumulata  in quelle frenetiche ore.
Sembrava che anche gli altri si fossero calmati. Forse era giunta la rassegnazione o forse solo un sedativo.
Joy accese la TV. Assomigliava molto a quelle del suo vecchio mondo, ma forse era così solo per renderla più familiare a chi arrivava dalla Terra.
Girò un po’ di canali ma quasi tutti trasmettevano notiziari. Poco male visto che in fondo era quello che cercava. Voleva informarsi un po’ sulla situazione.
Nel frattempo iniziò a vestirsi senza staccare gli occhi di dosso dalle immagini che venivano trasmesse.
C’erano degli ultimi aggiornamenti sulle zone appena attaccate. Venivano date delle informazioni ai residenti sulle nuove sezioni da raggiungere.
Il clima non era certo tranquillo ma il giovane Hanson si era seduto lo stesso sul letto a divorare i suoi panini.
Del resto pensava Joy, non sarebbe servito a nulla stare lì a preoccuparsi, quindi tanto valeva rifocillarsi.
E tutto sommato il cibo non era male.

Poi viene chiamato.
Qualcuno bussò alla sua porta, ma sta volta fu la voce di una donna a pronunciare il suo nome.
“Joy Hanson?”
“Si?” Rispose.
“Può aprire? Sono la dottoressa Gareston”
Senza rispondere Joy aprì direttamente la porta.
“Vedo che si è cambiato d’abiti” disse la dottoressa con il camice bianco. “È pronto? Vuole seguirmi?”.
“Ok, andiamo” rispose il ragazzo ormai rassegnato.
“Ecco, prenda questa, l’attacchi sulla maglia” mentre gli porse un’etichetta adesiva con su scritto il suo nome ed un codice che però non aveva idea cosa identificasse. Forse il suo gruppo di arrivo o la zona, immaginò. Quindi l’attaccò al petto.

I due riattraversarono il corridoio circondati dalle porte degli altri appartamenti, salirono con l’ascensore di prima fino al piano terra ed entrarono in un altro corridoio, più grande e finalmente tangibile della loro tecnologia più avanzata.
Era ora evidente che la sezione degli alloggi era ‘mascherata’ in modo da rendere meno traumatico il primo impatto con questa realtà.
La struttura sembrava ora più un centro medico, con diversi operatori in camice e, non l’avrebbe giurato Joy ma visto che ormai poteva essere reale qualunque cosa, uno gli era sembrato addirittura un automa.
Entrarono finalmente in una stanza, la cui porta si aprì al passaggio, scomparendo tra le pareti.
Per un attimo Joy si era immaginato con una tutina attillata mentre impugnava una pistola laser. E sorrise.

Dopo averlo fatto accomodare, la dottoressa iniziò a fargli qualche domanda sulla sua attuale salute psichica e fisica. Il ragazzo rispose positivamente ad entrambe, anche se sulla prima aveva ancora qualche dubbio.
Gli fece poi un elenco di vari sintomi che poteva avere, ma non ne riscontrò nessuno.
“Togliti la maglietta” gli disse il medico mentre preparava una sorta di pistola.
“Girati” lo invitò ancora.
“Ma cosa…?” esclamò lui.
“Non ti preoccupare” lo rassicurò lei “Non farà male”.
Poco convinto si girò porgendo la schiena alla pistola.
“Fatto” disse lei e gli diede un paio di pacche poco sotto la spalla destra.
Guardò la faccia stupita di lui e gli disse “Te l’avevo detto, no?” e sorrise.
Si fece poi più seria e gli iniziò a parlare.
“Parlez vous ma langue?”
“Eh?” rispose lui.
“Parlez mia lingua?” disse ancora.
Ma lui stringendo gli occhi e muovendo il capo fece cenno di non comprendere bene.
“Parli la mia lingua?” ripeté la donna.
Ora comprendeva bene e rispose “Si!” ma non capiva cosa stesse succedendo.

“Ok” disse la dottoressa, “sei a posto”.
“Vedi, ti ho appena impiantato un mini-etec, una sorta dei vostri microchip, per il linguaggio.”
“È un traduttore istantaneo” continuò, “È una dotazione standard impiantata ad ogni nuovo arrivato.
Visto che però sei stato recuperato in modo anomalo e non da una squadra di recupero non ti era ancora stato impiantato. Fortunatamente non ne hai ancora avuto la necessità visto che parli la lingua inglese che anche qui rimane la più diffusa, ma in questi tempi di guerra può sempre essere utile. Sono presenti tutte le lingue terrestri ed alcune aliene. Inoltre sono comprese anche alcune parole base del linguaggio Ghnouk”.
Joy allungò la mano dove poco prima la dottoressa aveva impiantato il chip, ma non sentì nulla al tatto.
“Non preoccuparti, non ti darà fastidio, è grande … diciamo meno di un millimetro, inoltre è di natura semi organica e verrà lentamente assimilato dal tuo corpo”.
Poi con un tono di severità verso se stessa, la dottoressa  si scusò per il ritardo con cui gli era stato applicato il traduttore. Ma di questi tempi, ammise, che era difficile tener tutto sotto controllo.

Poco più tardi, dopo aver appuntato qualcosa sul suo mini computer palmare, gli chiese “Allora, hai deciso come assimilare le informazioni? Vuoi utilizzare l’apprendimento veloce o dei tradizionali corsi?”
“Beh, veramente…” disse lui “Io preferire informarmi per conto mio. Sa, curiosare, informarmi, chiedere”.
“Ne sei sicuro?” chiese la Gareston.
“Si” rispose, per la prima volta convinto, da quando era lì.
“Vorrei imparare da solo, vivere le emozioni della gente. Sa, nel periodo scolastico mi dilettavo nel giornalismo e tutto sommato me la cavavo. Quindi se non le dispiace preferirei farlo autonomamente in modo non condizionato.”
“Non si fida di noi?” rispose la dottoressa.
“La fiducia non è mai dovuta ma va guadagnata” rispose deciso Joy “Non è che non mi fidi, è soltanto che non vi conosco”.
“Non so cosa sta succedendo qui” continuò seriamente il ragazzo “Finora ho sentito quello che mi avete detto voi. Non so bene chi sono questi nemici, ne chi sono questi amici. Non so se siete loro schiavi o cosa”.
“Non c’è bisogno che ti giustifichi” lo bloccò la dottoressa “Sei libero di decidere cosa è meglio per te. Stai solo attento a non uscire dal perimetro di sicurezza. Tu non sai chi sono i nostri nemici, ma di sicuro loro sanno chi siamo e non esiteranno ad ucciderti”.
Joy mutamente approvò.
“Qui abbiamo finito per ora.” gli disse serenamente la dottoressa “Effettueremo dei controlli medici nei prossimi giorni ed avrai un paio di settimane di tempo prima di essere assegnato ad un altro reparto o di intraprendere una professione o se vuoi di entrare nell’esercito. Normalmente una settimana è più che sufficiente ma visto che vuoi informarti coi tuoi mezzi penso sia necessario del tempo in più, sempre se la zona rimanga sicura”.
“Puoi andare” riprese “per le prossime due settimane sei completamente libero. Buona fortuna”.

I giorni a venire passarono per Joy nella completa dedizione alla raccolta di informazioni, cosa che in un certo senso gli impedì di pensare troppo a come sarebbe stato il suo futuro, ormai parecchio incerto.

Imparò subito che non c’erano problemi economici in questa società, almeno per quello che a lui appariva. Per i pagamenti poteva utilizzare una carta elettronica che gli era stata fatta trovare nella sua camera, insieme ad un manuale, probabilmente utile per chi non riusciva a prendere sonno durante la notte.
I fondi a disposizione erano più che abbondanti, tanto da permettersi ogni giorno dei pasti veramente sostanziosi e sfiziosi. Inizialmente aveva sperimentato la cosa solo per verificare che i fondi ci fossero realmente, poi però ci aveva preso gusto.
Aveva sperimentato altri modi piacevoli per passare il tempo come il cinema e il ‘nuovo’ cinema, che aveva un nome strano che ancora non gli era entrato in testa. Questo era comunque un intrattenimento molto interessante e davvero evoluto. Era si una sorta di cinema in tre dimensioni, in cui, non è che sembrava vagamente di essere all’interno del film, ma di essere proprio in una realtà vera e tangibile. Ma come se ciò non bastasse, il protagonista era chi vedeva lo spettacolo e la trama si sviluppava in parte in base alle scelte del soggetto, insomma una sorta di sogno.
Davvero bizzarro.
Inizialmente però non ebbe un buon impatto con questa tecnologia, in quanto, ignorando le indicazioni che sconsigliavano di mangiare prima di visionare il film, soprattutto se era la prima volta che si utilizzava questa tecnologia, dovette scappare di corsa e vomitare tutto il pranzo nel bagno del cinema.
Ma ritentò con successo, e soprattutto a stomaco vuoto, un paio di giorni dopo.
Ma non poltrì soltanto, anzi.
Passò diverso tempo in biblioteca. Una struttura davvero ben fornita di opere della Terra e di Kuriunin. S’informò sulla struttura societaria, sulla storia, l’economia, alcune rapide occhiate alla letteratura ed ai saggi del pianeta. Un’occhiata generale quindi anche al livello culturale, che notò essere spaventosamente evoluto.
Davvero gli uomini da soli non sarebbero riusciti a creare nulla del genere.
Trovò anche informazioni su altre razze aliene, molte delle quali erano in buoni rapporti con i terrestri ed i Wimol .
Sui Ghnouk trovò molto poco, anche perché si era venuti a conoscenza di questa razza solo poco tempo prima e probabilmente non c’era stato tempo per aggiornare gli archivi, dato l’immediato lo scoppio della guerra.
C’era un riferimento alla distruzione della colonia terrestre su Vaghon, da parte dei Ghnouk. Era una dettagliata cronologia degli eventi. Purtroppo la lunghezza della cronaca era piuttosto breve, dato che il pianeta fu completamente distrutto in una manciata di giorni e nessun umano sopravvisse. L’attacco fu prevalentemente aereo, lasciando impotente la popolazione.
Fu data a Kuriunin comunicazione dell’assalto, ma non si fece in tempo a mandare rinforzi.
Dall’attacco a Vaghon ne seguirono altri, in pianeti sempre più vicini a Terra 2. Altre piccole colonie umane e non, furono evacuate e furono posizionati dei punti di difesa, che tuttavia vennero spazzati in breve tempo.

La decisione finale fu quella di concentrare tutte le forze qui su Kuriunin e di convertire gran parte della tecnologia in strumentazione bellica e difensiva.
La cosa che colpì Joy è che tutto questo accadde solo pochi mesi prima del suo arrivo e solo da poco i Ghnouk avevano assalito Terra 2.
Tuttavia il ragazzo si meravigliò dello stato organizzativo e dell’efficienza della popolazione nonché del numero elevato di cittadini che si erano offerti volontari a difesa del pianeta.

La cosa che però al giovane interessava maggiormente era di sapere qualcosa di più su questi Wimol. Questi esseri avevano l’aspetto di enormi vermi ma non riusciva a capire come degli esseri del genere potessero comandare, o come dicevano qui, a cooperare con gli umani.
Di questa razza poi non c’erano molti elementi, giusto qualche centinaio. La loro durata di vita era piuttosto lunga e si aggirava intorno a qualche millennio, ma aveva scoperto che anche gli uomini su Terra 2 avevano aspettative di vita enormemente più elevate, arrivando ad un paio di secoli di vita media, grazie alla tecnologia e all’alta qualità della vita.
Avrebbe sicuramente voluto sapere di più su questi vermoni ma non approfondì ulteriormente la loro conoscenza, certo che lì avrebbe trovato solo scritti di parte.

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