Al di là della Terra – Racconto (5^ parte)

Questa zona era molto più tranquilla di quella al confine, ma non per questo la gente era meno frenetica.
La quantità d’insediamenti militari era più o meno lo stesso, soltanto si vedevano volti più seri o forse solo più professionali.
“Attento” gli disse tranquillamente Jackson.
“A cos…” provò a rispondere il ragazzo che fu investito da un’onda di energia.
Non gli fece male, ma gli diede i brividi lungo tutto il corpo e per un attimo allentò la presa di Philip che stava quasi per cadere.
“Che diavolo è stato?” chiese a Jackson che sorridente e senza nemmeno girarsi gli rispose.

 

“Beh, avessi usato l’apprendimento rapido l’avresti saputo”.
“Ah-ah-ah, spiritoso” gli rispose Joy indispettito, che tuttavia aspettava ancora una risposta.
Fecero ancora qualche passo e il giovane insisté ancora “Allora?”
“Allora cosa?”
“Allora cos’era?”.
“Ancora con questa storia”.
“Eddai”.
“Sai che sei noioso quando ti ci metti?”
“Si lo so” rispose sorridente.
“Era solo un campo di energia, una cupola di protezione che permette l’accesso solo ad umani e Wimol. Le prime volte può essere fastidioso attraversarlo, ma poi non ci si fa più caso”. Rispose da uomo che aveva attraversato quella barriera centinaia di volte. “Ora però smettila di lagnarti”.
“Ok” rispose il ragazzo “Almeno fino alla prossima cosa curiosa”.
Jackson continuò a camminare e non gli rispose facendo finta di essere scocciato, ma in realtà lo fece sorridere.

Entrarono in un edificio, scesero di qualche livello, attraversarono numerose stanze e corridoi, tutti ben sorvegliati.
La camminata dei tre giunse al termine in una stanza in cui Joy riconobbe i due militari che erano ad attenderli. Erano Carl e l’altro soldato che era stato ferito quando lo avevano salvato al suo arrivo su Kuriunin.
“Ciao, mi fa piacere rivederti” disse Carl al ragazzo.
“Anche a me” rispose stringendogli la mano, poi si rivolse all’altro “Vedo che stai molto meglio. Sono molto contento”.
“Non c’è male” rispose “Io mi chiamo “Peter”.
“Piacere, Joy”

“Bene, se abbiamo finito con i convenevoli” disse Jackson “possiamo anche entrare”.
I cinque stavano per entrare ma il capo si fermò.
“Un momento, tu non puoi venire. Aspetta qui” disse a Joy, poi si rivolse a Carl “Prendi Philip”.
“Ehm” l’interruppe il novellino “Io lo farei anche ma sembra che Philip si sia affezionato a me”.
Il capo squadra fece un gesto con gli occhi a Carl come per dirgli “Prova a staccarglielo di dosso”.
Il soldato eseguì, ma come purtroppo immaginava Jackson, con scarso successo.
Vedendo che Philip si stava agitando parecchio, disse a Carl di lasciar perdere. “Va bene, va bene, lascia stare”, poi si fece pensieroso.
“Che facciamo ora?” si mise a borbottare.
“Facciamo entrare Joy con noi” provò candidamente Carl.
Il suo capo ci pensò un po’ su, poi ci penso ancora un bel po’.
“Ok, vado a sentire” ed entrò nella porta dietro di lui.

Passarono diversi minuti e non si sentiva altro che le urla di Jackson, mentre Joy in attesa della risposta, si augurava caldamente di poter entrare e magari vedere un Wimol, anche se un po’ si sentiva in colpa per aver sfruttato Philip per ottenere questa opportunità.

“Sei un ragazzo molto fortunato, lo sai questo?” Esclamò Jackson uscito finalmente dalla porta.
Joy non rispose, un po’ intimorito per la reazione dell’uomo a quello che avrebbe potuto dire, ma si leggeva chiaramente in faccia che era convinto di esserlo. Quantomeno da quando era arrivato su Kuriunin.
I cinque si avviarono finalmente nella stanza successiva, in quei pochi passi Joy avvicinò la bocca all’orecchio di Philip sussurrandogli “Grazie Phil”.

L’aria all’interno era strana, aveva sì un odore particolare, ma c’era dell’altro, qualcosa che non riusciva a capire, qualcosa che andava oltre i cinque sensi.
Tutto questo si mescolò con l’eccitazione che provava nel vedere per la prima volta questi esseri ‘superiori’. Aveva visto delle immagini ma nulla di più, sapeva che magari gli avrebbero fatto impressione, ma era abbastanza pronto per questo.
Poi finalmente lo vide.
Era abbastanza grande, almeno il doppio di quanto s’immaginava, forse era lungo quanto un essere umano o poco meno, ma era molto più corposo.
Insomma un gran bel vermone pensò.
Lo scrutò per tutta la sua lunghezza, analizzando prima il colore di un verde molto delicato, poi scrutando ogni anfratto delle pieghe della sua pelle ed esaminando il viso o quello che poteva essere tale, visto che in realtà aveva solo dei piccoli fori ma non occhi ne bocca, ne altro, solo dei piccoli buchi ed una leggera peluria.
Continuò a fissarlo finché Jackson non gli diede una gomitata “La smetti di fissarlo?”.
“Ah, si, scusate” disse un po’ imbarazzato.

“Allora Procne” iniziò Jackson “Questo è Joy Hanson, il ragazzo che ha trovato il nostro Philip che purtroppo come vedi non è in buone condizioni psichiche.

“Riesco a percepire il suo dolore” pronunciò il Wimol, non aprendo nessuna bocca, ma muovendo appena la parte frontale.
A queste parole Joy si guardò attorno un po’ confuso anche perché non riusciva bene a capire da dove venisse la voce.
“Non preoccuparti Joy” disse ancora quella voce “è normale all’inizio. Come saprai noi abbiamo dei poteri psichici che ci permettono di parlar direttamente alla mente del nostro interlocutore”.
Joy fece un cenno positivo col capo come ad far intendere di saperlo benissimo. Buttò poi lo sguardo verso Jackson, per capire se il suo bluff aveva funzionando, visto che sapeva sì che avevano dei poteri psichici, ma non che potessero parlare con questa capacità, anzi ora che ci pensava bene, non aveva assolutamente idea di cosa sapessero fare con queste proprietà mentali.
Aveva saltato questa parte archiviandola subito, immaginando potessero spostare oggetti o fare trucchetti di questo genere.

“Beh si, ci vuole un po’ di abitudine” disse il ragazzo sprofondando a piè pari nella sua bugia.
“La situazione è molto grave” disse Procne rivolgendosi a tutti i presenti “Tra poco arriveranno anche gli altri. Theurus ed Usturiun si occuperanno far recuperare la ragione a Philip, mentre Kodinat  ed io proveremo a recuperare eventuali informazioni.
Ma non sarà affatto facile”.

“Allora Joy Hanson, come ti trovi qui? So che sei arrivato da pochi giorni su Kuriunin. Purtroppo l’accoglienza non è stata delle migliori, ma come ben sai questo attacco ci sta sfiancando fin troppo. Non so quanto riusciremo a resistere. Se non c’inventiamo qualcosa, nel giro di poche settimane potremmo essere tutti sterminati.
Poi come sai, con il fatto…”
“Ehm” lo interruppe il capo della piccola squadra umana “A dir la verità lui non è che sia molto informato. Il signorino preferisce non utilizzare l’ apprendimento rapido, ne seguire i corsi standard”.
“Oh bene” disse Procne “abbiamo una persona speciale qui. Molto interessante. Sono molto rare le persone come te.”
“Sì, ma sarebbe il caso che venisse a conoscenza di più informazioni possibili.” intervenne Jackson “Di questo periodo non ci si può prendere questo lusso”.
Il Wimol però lo corresse “Certamente questo non è un periodo facile per le nostre razze, ma del resto non sappiamo neanche se Joy voglia intraprendere la strada militare”.
“Sì, hai ragione” si scusò Jackson “Tuttavia credo sia da pazzi non adoperarsi per la difesa del pianeta, altrimenti nessuno avrà più la possibilità di vivere su Kuriunin, ne su nessun altro pianeta di questa galassia o chissà dove”.
La foga delle argomentazioni del soldato fu interrottà dall’entrata nella stanza degli altri tre Wimol.
Alcune grandi aperture nelle pareti fecero largo all’ingresso dei tre verdi esseri del tutto simili a quello già presente nella stanza ma Jackson li riconobbe chiamandoli per nome e rivolgendosi ad ognuno di loro con condizione di causa.
I Wimol si disposero su quattro lati e Joy fu fatto accomodare al centro insieme a Philip.
Da quel momento in poi nessuna parola fu più detta.
Nell’aria si sentiva solo una sorta di ronzio, poi dopo qualche minuto, Philip iniziò ad allentare la presa e Joy fu fatto allontanare da lui. Il soldato rimase sospeso, dritto in aria.
Lo sforzo degli esseri fu piuttosto evidente, anche fisicamente i quattro furono provati ed il sudore bagnò la loro pelle.
Alcune apparecchiature presenti nella stanza saltarono e la luce calò notevolmente e in quell’ambiente cupo si ebbe ancora di più un senso di dolore.

Al termine dell’operazione il ferito fu recuperato dagli altri due soldati. Jackson e i quattro Wimol parlarono in quella che sembrò una discussione telepatica cui nessun altro fu invitato.

“A quanto pare ci sono buone possibilità che si riprenda” disse il capo ai suoi soldati.
La tensione come i volti degli uomini presenti in quella stanza si alleggerì, portando un sorriso sui loro volti.
“Ma non c’è la certezza che la sua ripresa sia ottimale. Non sappiamo ancora se possa recuperare tutta la sua integrità fisica e di certo l’esperienza lo segnerà per il resto della sua vita. Sappiamo che un’assimilazione Ghnouk è peggiore di qualsiasi tortura, ma questo caso di assimilazione parziale è nuovo per noi. Purtroppo non ci rimane che far passare il tempo e sperare in meglio”.

Peter chiese al superiore cosa fosse successo a Philip.
“Il nostro Philip è stato davvero fortunato” gli rispose il Jackson. “Durante l’operazione di recupero dei tessuti un movimento brusco della madre ha fatto si che venisse parzialmente assimilato. Purtroppo la testa di Philip è entrata in contatto con la madre, tuttavia un nostro casuale attacco aereo della sezione AirBeta ha fatto esplodere un ordigno nelle loro vicinanze e l’urto li ha distaccati. Probabilmente l’hanno creduto morto ed è stato abbandonato sul campo. Parecchie ore più tardi, forse giorni, si è risvegliato ed istintivamente, con quel poco di coscienza che gli era rimasta ha cercato di raggiungere la base”.

“È stato davvero fortunato. Fortunato anche ad avvicinarsi ad una madre” disse Carl.

“Si, effettivamente la madre era scarsamente sorvegliata. A questo punto penso che le guardie erano quelle che ci hanno attaccato”.

Il capo fece una pausa poi riprese “Sfortunatamente i tessuti non sono stati recuperati”, suscitando le imprecazioni dei suoi colleghi “Tuttavia” l’interruppe “abbiamo delle preziose informazioni recuperate dalla mente di Philip. E forse possono esserci ancora più d’aiuto. Anzi tutto sommato siamo stati molto, molto fortunati. Sebbene recuperare dati fisici dalle madri non sia un compito affatto semplice è comunque un operazione ripetibile. Recuperare invece la memoria di questi essere è stato davvero un colpo di fortuna”.
L’affermazione trovò facile consenso negli altri che speravano con tutta la loro forza di aver in questo modo qualche utile informazione per contrastare i loro nemici.

Nel tempo della breve conversazione tra umani gli Wimol furono altrettanto presi dalle loro silenziose discussioni.
Anche loro in tempo breve terminarono il confronto e così Theurus, Kodinat e Usturiun, si allontanarono dalla stanza.

“Signori miei” disse il Wimol rimasto “in seguito alle preziose informazioni recuperate abbiamo già qualche idea. Dobbiamo tuttavia ancora elaborare i dati ottenuti e separare la memoria Ghnouk da quella delle altre razze assimilate contenute in quella madre. Separarli perfettamente sarà un lavoro piuttosto lungo ma ci darà modo non solo di ottenere informazioni Ghnouk, ma anche di recuperare tecnologie delle altre razze cercando di analizzare quelle che hanno ottenuto maggior successo contro i Ghnouk e magari migliorarle”.
“Già da ora sappiamo che potrebbe esserci una particolare frequenza, in grado di creare forti disturbi ai nostri nemici. Per ora è solo un ipotesi, ma non vi nego signori che siamo di fronte ad un grande cambiamento”.
“Il nostro caro Philip Jacobs” concluse Procne “ha fatto moltissimo per noi tutti, più di quanto sperassimo o immaginassimo e mi prenderò cura personalmente per la sua guarigione”.

Le buone notizie portarono ad un’ormai insperata aria di ottimismo e la stanza fu invasa dal fervore dei presenti.

“Procne” disse Jackson “Mi offro fin da subito per la prossima missione per sperimentare sul campo le prossime scoperte che farete.
“Anche io.” L’appoggiò Carl.

“Bene, è proprio quello che stavo per chiedervi” rispose il Wimol “mi fa piacere che vi siate offerti volontari. Voi siete tra i migliori che abbiamo ed è probabile che nel breve tempo siano pronte le nuove armi”.

Dopo essere rimasto in disparte per tutto questo tempo e dopo aver ascoltato a lungo, Joy si decise ad aprir bocca.
“Voglio partecipare anche io”.

Dopo un attimo di stupore generale, Jackson lo rimproverò “Non dire stupidaggini. Non sei adatto ad un operazione del genere. Non sei un soldato e soprattutto conosci troppo poco di questa realtà”.
“Sono disposto a sottopormi all’apprendimento svelto” s’impuntò Joy.
“Rapido” lo corresse Jackson.
“Uhm?”
“Apprendimento rapido”.
“Ah sì, rapido, svelto fa lo stesso. A qualunque cosa vogliate sottopormi”.

“Che gli salta in mente?” si rivolse Jackson a Procne.

“Penso che abbia cambiato idea su di noi” gli rispose il Wimol. “Vero?” proseguì Procne rivolto a Joy.

“Un po’ i vostri discorsi, un po’un sesto senso, ma soprattutto quello che è successo a questo soldato mi hanno fatto rendere conto della situazione in modo più lucido. Inoltre che scelta ho se non darvi fiducia? L’alternativa sarebbe comunque morire sotto l’assalto Ghnouk”.

“Sarai allora sottoposto all’apprendimento rapido. Anzi sarò direttamente io a fornirti telepaticamente le informazioni necessarie”.
“Cosa?” intervenne Jackson. “Ne sei sicuro?”

“Non preoccuparti. Sento che ha una forte volontà ed anzi sarà per me un piacere fornirgli la conoscenza necessaria. Del resto sono poche le persone che arrivano qui e che non sono disposte a prendere tutto come oro colato, bensì a voler ricercare la verità”.

“Bene, se è questo quello che ritieni più opportuno, procedi come preferisci. Ed in quanto a te, ragazzo mio” e rivolse lo sguardo a Joy “ritieniti fortunato. Non sai in quanti vorrebbero un trattamento simile, visto che lo psico-apprendimento diretto di un Wimol offre maggiori potenzialità e conoscenze maggiori”.
Fece una pausa, poi “Noi ci congediamo, andiamo a portare Philip in infermeria visto che la sua guarigione non sarà affatto facile. Inoltre servirà almeno un altro uomo per la nostra squadra.

Andiamo ragazzi. In quanto a noi Joy, ci vediamo tra un paio d’ore”.
Poi si girò e vide il ragazzo eccitato per quello che gli sarebbe successo da li a poco.
“Facciamo un po’ di più, và!” disse Jackson prima di lasciare la stanza.

Passarono in realtà più di sei ore e il cielo era ormai scuro, illuminato solo dagli attacchi aerei. La notte risuonava ad esplosioni e i rari colpi che s’infrangevano sulla cupola della zona 17 facevano venire la pelle d’oca al piccolo commando improvvisato che si riuniva per la prima volta nella sua interezza.

“Scusate il riardo” disse jackson con al seguito i suoi due uomini “ma c’è stato un problema al porto e siamo dovuti intervenire”.
“Si, l’abbiamo saputo” rispose Procne.
Jackson che vide palesemente una maggiore consapevolezza e maturità nel volto serio di Joy gli si rivolse esprimendo il suo compiacimento “Ti vedo cambiato”.
“Sarà la divisa” disse con uno stretto sorriso il ragazzo.
“Ok, ritiro quello che ho detto” rettificò anch’esso sorridente.

In realtà il giovane Joy Hanson era cambiato veramente, l’assimilazione lo portò a conoscenza di molte cose, molte delle quali avrebbe fatto volentieri a meno, ma lui stesso le riteneva comunque necessarie. Accettò anche di venire a conoscenza di parte della memoria di Philip e fu indubbiamente questo il momento peggiore. Seppure le informazioni ricevute erano state filtrate da Procne per evitare danni al giovane, l’esperienza fu davvero forte.
Per la sua testa risuonarono migliaia di voci di disperazione e rabbia. Urla di terrore, suppliche, rassegnazione, desiderio di una morte rapida, vendetta, odio, solitudine, schiavitù, violenza, impotenza.
Ringraziò il cielo che molte delle voci erano in lingue non riconosciute dal chip traduttore, ma le sensazioni legate a quelle sconosciute parole erano universali.
Si sentì trafitto, sparato, bruciato, lacerato, torturato, violentato, decapitato. Provò ogni violenza subita dalle vittime della madre. Vide il proprio pianeta esplodere, anche se non era il suo. Vide i propri simili venire uccisi uno ad uno, anche se non era la sua razza. Pronunciò parole di rabbia, non dalla sua bocca. Uccise nemici, non con le sue mani.
Provò odio altrui, ma che divenne presto anche il suo.
Poi crollò a terra svenuto.

“Purtroppo ormai s’è fatto tardi” riprese Jackson rivolto all’intera squadra e al Wimol “e suppongo che sia meglio che tu ti riposi Joy, così domattina iniziamo con le simulazioni di battaglia.
Ah lui è Frank Hamilton, in sostituzione di Peter. Ha ottime doti  in battaglia e una discreta conoscenza medica”.

Dopo le presentazioni il Wimol parlò alla neo formata squadra, ragguagliandola sulle novità.
“Ci sono buone notizie, la frequenza sembra funzionare. L’abbiamo provata sul Ghnouk prigioniero della zona 17 e sembra venir stordito a sufficienza per indebolire notevolmente le sue difese.
Tuttavia non sappiamo se hanno lo stesso effetto anche sulle altre classi Ghnouk e ricordiamoci che le altre razze ne sono immuni.
Comunque sono in lavorazione nuove armi che seppur leggermente potenziate possono darci maggiori possibilità.
Infine c’è in progettazione un nuovo scudo da polso, leggero, per nulla ingombrante e piuttosto resistente”.

“Vedo che vi siete dati da fare” disse Jackson.

Poi il nuovo gruppo si congedò da Procne piacevolmente rincuorato dalle notizie, e di comune accordo si avviarono alla mensa dove proseguirono la serata tra discorsi piuttosto leggeri e seppur coscienti di quello che li avrebbe attesi da lì a poco, la possibilità di avere nuova tecnologia bellica e quindi nuove speranze, li rese più sereni.

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