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La formica elettrica

maggio 6, 2008

” «Oh, Garson» disse Sarah con voce metallica. Esaminò il suo orologio da polso. Passo un minuto, un altro minuto, un altro minuto ancora. E poi…

Al centro della stanza apparve uno stormo di anatre verdi e nere. Schiamazzarono eccitate, si sollevarono dal suolo, svolazzarono contro il soffitto in una fremente massa di piume e ali, frenetica nel suo impulso, nel suo istinto di scappare via.

«Anatre» disse Poole, meravigliato. «Ho praticato un foro corrispondente a un volo di anatre selvatiche.»

Adesso vedeva qualcos’altro. Una panchina in un parco su cui era seduto un vecchio, trasandato, che leggeva un giornale spiegazzato. Il vecchio guardò in alto, e riuscì vagamente a distinguere Poole; gli sorrise per un istante con i denti rovinati, poi torno a leggere il giornale accartocciato.

«Lo vedi?» chiese Poole a Sarah. «Vedi anche le anatre?»

In quel momento le anatre e il vagabondo nel parco scomparvero. Non rimaneva nulla. L’intervallo dei loro fori era già passato.

«Non erano reali, vero?» disse Sarah. «E allora come…»

«Neanche tu sei reale» rispose a Sarah. «Tu sei un fattore di stimolo nel mio nastro della realtà. Un foro che può essere coperto di vernice. Esisti anche in un altro nastro di realtà, oppure esisti in una realtà oggettiva?» Non lo sapeva; non poteva dirlo. Forse non lo sapeva neanche Sarah. Forse lei esisteva in un migliaio di nastri di realtà; forse in tutti i nastri di realtà che fossero mai stati realizzati. «Se io taglio il nastro» disse lui «tu sarai dappertutto e in nessun luogo. Come il resto dell’universo. Almeno fin quando io ne sono consapevole.» ”

Philip K. Dick “La formica elettrica”  [“The Electric Ant” (1968)]

 

 

E’ da un po’ che avevo in mente questo racconto. In questi giorni ho rispolverato un libro di racconti di Philip K. Dick. Solo poche pagine, per un  bel racconto.